WRITEWEAR




 “Writewear”

Le parole tra noi leggère


 Concorso letterario terza edizione


PFG style e Giorgia & Johns lanciano la terza edizione del concorso letterario “Writewear”. La partecipazione, completamente gratuita, prevede due categorie: testo o outfit

Il tema di questo appuntamento sarà “ Le parole tra noi leggère” ed è dedicato alla scrittrice Lalla Romano. Scrivi e indossa dunque la tua prossima emozione. Il testo del primo classificato si trasformerà in un abito realizzato da Giorgia & Johns. Parliamo di rapporti, dunque, di comunicazione o di incomunicabilità. Di amori e di frasi mai dette, di lettere scritte o di confessioni a cuore aperto. Raccontateci dunque il vostro universo di parole. C’è stato un momento in cui una frase, detta anche per caso, vi ha cambiato la vita? Oppure una parola dura che vi ha ferito, un’altra inaspettata, una terza che vi ha commosso?

Tocca a voi! Narrate questo vostro bellissimo viaggio dentro le emozioni! Ma potete anche esprimere le suggestioni, i rimandi, i legami che il titolo del nostro concorso vi evoca e raccontarlo attraverso gli abiti con un outfit dedicato al tema da noi scelto.
I due vincitori saranno nominati da un’apposita giuria, il giudizio è insindacabile e inappellabile.

Il termine ultimo per la ricezione delle opere è fissato per 20 marzo 2012.

Farà fede il timbro postale. Infoline: 051.5873813

Per partecipare è necessario cliccare MI PIACE sulla pagina Facebook di Pfgstyle e di Giorgia & Johns ed iscriversi ai FOLLOWER del sito www.pfgstyle.com


Regolamento

Il racconto si sviluppa in una sola sezione con le seguenti caratteristiche:

-      Racconto breve (massimo 20 righe per sessanta battute, 1200 caratteri spazi inclusi)

La fotografia dell’outfit invece deve esprimere le proprie suggestioni e rimandare al titolo del concorso Le parole tra noi leggère

L’opera letteraria deve essere inedita e mai premiata a nessun altro concorso. Al concorso si partecipa con un solo elaborato o outfit. Non è possibile partecipare ad entrambe le categorie. Gli scritti inviati non saranno restituiti.

Invio materiale:

I racconti o outfit devono essere inviati con spese di spedizione a carico dei partecipanti, e pervenire entro e non oltre il 20 marzo 2012, farà fede il timbro postale. Sulla busta va indicato “Concorso Letterario Writewear”.

L’indirizzo dove spedire le opere è il seguente:

Patrizia Finucci Gallo

Piazza Trento e Trieste, 2/2

40137 Bologna

I lavori devono essere presentati in due copie, delle quali solo una deve riportare in calce le generalità, l’indirizzo, il numero di telefono, indirizzo mail e la firma dell’autore con la dichiarazione della paternità dell’opera e della sua originalità. Non deve essere inserita alcuna quota in denaro. La partecipazione è gratuita. Le opere inviate al concorso non verranno in alcun modo restituite, inoltre l’organizzazione non si assume nessuna responsabilità per possibili inadempienze postali.

A quanti lo preferissero è possibile inviare il racconto o foto dell’outfit via e-mail all’indirizzo writewear@patriziafinuccigallo.it. In allegato devono essere presenti tutte le documentazioni richieste per l’ammissione al concorso.

La premiazione – che esclude premi in denaro - consisterà in un oggetto ricordo ispirato al racconto vincitore e all’outfit fotografato.  

Condizioni:

Con la partecipazione al concorso si intende automaticamente autorizzare il trattamento dei propri dati nei termini consentiti dal D.Lgs. 196/2003 perciò, a calce del racconto, dovrà essere riportata la seguente frase: “ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali nei termini consentiti dal D.Lgs 196/2003 ai fini della partecipazione al concorso “Writewear”.

Per l’eventuale pubblicazione dei testi sui giornali, sul sito della scuola o sui siti di pubblico interesse, il concorrente inoltre dovrà allegare all’elaborato una dichiarazione con la quale si esprime un consenso preventivo alla diffusione delle proprie opere, o a parte di esse, con espressa rinuncia al diritto d’autore. A seguito del testo deve quindi essere riportata la frase “Rinuncio espressamente ad ogni diritto nascente dall’opera che trasmetto”, con nome e cognome e relativa firma.

Per i minori di 16 anni la dichiarazione dovrà essere effettuata da un genitore o da chi esercita la patria potestà.

La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le condizioni sopra riportate.

Si ricorda che i racconti privi di tutte le documentazioni richieste non verranno presi in considerazione.




 “Love in Writewear”

Limited edition Wedding Angels 2011



 Concorso letterario

PFG style in collaborazione con Wedding Angel lancia una limited edition del concorso letterario “Writewear”. La partecipazione, completamente gratuita, prevede la stesura di un testo formato massimo 20 righe per 60 battute ciascuna.

Il tema di questo appuntamento sarà Love in Writewear”. Scrivi e indossa dunque la tua prossima passione. Il testo del primo classificato si trasformerà in un gioiello realizzato in esclusiva da Foglia Argenteria. Parliamo d’amore, raccontateci dunque il vostro. E’ stato  per sempre o un mese vi è bastato? Cercate il principe azzurro o preferite rubargli il cavallo? Immaginate un matrimonio o sperate di scongiurarlo?

Tocca a voi! Narrate il vostro stato di innamoramento, ciò che sta per accadere o è già accaduto, un primo incontro, un ultimo bacio. Insomma a che punto siete del viaggio sentimentale?   


Il vincitore sarà nominato da un’apposita giuria, il giudizio è insindacabile e inappellabile.

Il termine ultimo per la ricezione delle opere è fissato per 27 ottobre 2011.

Farà fede il timbro postale. Infoline: 051.5873813

Per partecipare è necessario cliccare MI PIACE sulla pagina Facebook di Pfgstyle e di Kronos Consulting ed iscrivervi ai FOLLOWER del sito pfgstyle.com e corsoweddingplannerfirenze.it

Regolamento

Il racconto si sviluppa in una sola sezione con le seguenti caratteristiche:

Racconto breve (massimo 20 righe per sessanta battute, 1200 caratteri spazi inclusi )

L’opera deve essere inedita e mai premiata a nessun altro concorso. Al concorso si partecipa con un solo elaborato. Gli scritti inviati non saranno restituiti.

Invio materiale:

I racconti devono essere inviati con spese di spedizione a carico dei partecipanti, e pervenire entro e non oltre il 27 ottobre 2011, farà fede il timbro postale. Sulla busta va indicato “Concorso Letterario Writewear”.

L’indirizzo dove spedire le opere è il seguente:

Patrizia Finucci Gallo

Piazza Trento e Trieste, 2/2

40137 Bologna

I lavori devono essere presentati in due copie, delle quali solo una deve riportare in calce le generalità, l’indirizzo, il numero di telefono, indirizzo mail e la firma dell’autore con la dichiarazione della paternità dell’opera e della sua originalità. Non deve essere inserita alcuna quota in denaro. La partecipazione è gratuita. Le opere inviate al concorso non verranno in alcun modo restituite, inoltre l’organizzazione non si assume nessuna responsabilità per possibili inadempienze postali.

A quanti lo preferissero è possibile inviare il racconto via e-mail all’indirizzo writewear@patriziafinuccigallo.it. In allegato devono essere presenti tutte le documentazioni richieste per l’ammissione al concorso.

La premiazione – che esclude premi in denaro - consisterà in un oggetto ricordo ispirato al racconto vincitore.  

Condizioni:

Con la partecipazione al concorso si intende automaticamente autorizzare il trattamento dei propri dati nei termini consentiti dal D.Lgs. 196/2003 perciò, a calce del racconto, dovrà essere riportata la seguente frase: “ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali nei termini consentiti dal D.Lgs 196/2003 ai fini della partecipazione al concorso “Writewear”.

Per l’eventuale pubblicazione dei testi, sui giornali sul sito della scuola o sui siti di pubblico interesse, il concorrente inoltre dovrà allegare all’elaborato una dichiarazione con la quale si esprime un consenso preventivo alla diffusione delle proprie opere, o a un parte di esse, con espressa rinuncia al diritto d’autore. A seguito del testo deve quindi essere riportata la frase “Rinuncio espressamente ad ogni diritto nascente dall’opera che trasmetto”, con nome e cognome e relativa firma.

Per i minori di 16 anni la dichiarazione dovrà essere effettuata da un genitore o da chi esercita la patria potestà.

La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le condizioni sopra riportate.

Si ricorda che i racconti privi di tutte le documentazioni richieste non verranno presi in considerazione.


“Writewear”




Concorso letterario


Seconda edizione 2011



PFG style in collaborazione con Silvian Heach lancia la seconda edizione del concorso letterario “Writewear”. La partecipazione, completamente gratuita, prevede la stesura di un testo formato massimo 20 righe per 60 battute ciascuna.



Il tema questa volta sarà “Women. My next revolution”. Scrivi e indossa dunque la tua prossima rivoluzione. I cinque testi vincitori si trasformeranno in una Think Shirt realizzata in esclusiva da Silvian Heach. Con questo concorso si vuole sottolineare che la moda non è soltanto un accessorio, ma un pezzo di storia che ogni stilista inserisce nelle trame dei suoi tessuti. Un po’ come si fa con i libri, i cui termini (trama, tessuto, ordito) sono gli stessi. Si indossa un pensiero, un filone, una storia. La moda ha segnato il panorama culturale lanciando stili “letterari”, da Sartre con l’esistenzialismo a Colette e le sue Claudine, da Oscar Wilde con l’effetto dandy alle giacche di taglio maschile indossate da Annemarie Schwarzenbach, dai pettinini di corno sui capelli di Anäis Nin alle camicie leopardate di Marguerite Duras. Ecco perciò la Think shirt, un capo appositamente creato con lo scopo di raccontare la storia di chi lo indossa.



Ora tocca a voi! Narrate la vostra personale rivoluzione, ciò che state per cambiare o che volete sia trasformato al più presto. Nella società o dentro di voi. Poi a fine racconto lanciate il vostro slogan. Se siete fra i cinque vincitori ritroverete il messaggio sulla Think Shirt a voi dedicata.

Il vincitore sarà nominato da un’apposita giuria, il giudizio è insindacabile e inappellabile.

 
Il termine ultimo per la ricezione delle opere è fissato per 30 settembre 2011.



Farà fede il timbro postale. Infoline: 051.5873813



Per partecipare è necessario cliccare MI PIACE sulla pagina Facebook di Pfgstyle e di Silvian Heach ed iscriversi ai FOLLOWER del sito pfgstyle.com



Regolamento



Il racconto si sviluppa in una sola sezione con le seguenti caratteristiche:



Racconto breve (massimo 20 righe per sessanta battute, 1200 caratteri spazi inclusi )



L’opera deve essere inedita e mai premiata a nessun altro concorso. Al concorso si partecipa con un solo elaborato. Gli scritti inviati non saranno restituiti.



Invio materiale:



I racconti devono essere inviati con spese di spedizione a carico dei partecipanti, e pervenire entro e non oltre il 30 settembre 2011, farà fede il timbro postale. Sulla busta va indicato “Concorso Letterario Writewear”.



L’indirizzo dove spedire le opere è il seguente:



Patrizia Finucci Gallo



Piazza Trento e Trieste, 2/2



40137 Bologna



I lavori devono essere presentati in due copie, delle quali solo una deve riportare in calce le generalità, l’indirizzo, il numero di telefono, indirizzo mail e la firma dell’autore con la dichiarazione della paternità dell’opera e della sua originalità. Non deve essere inserita alcuna quota in denaro. La partecipazione è gratuita. Le opere inviate al concorso non verranno in alcun modo restituite, inoltre l’organizzazione non si assume nessuna responsabilità per possibili inadempienze postali.



A quanti lo preferissero è possibile inviare il racconto via e-mail all’indirizzo writewear@patriziafinuccigallo.it. In allegato devono essere presenti tutte le documentazioni richieste per l’ammissione al concorso.



La premiazione – che esclude premi in denaro - consisterà in un oggetto ricordo ispirato al racconto vincitore.



Condizioni:



Con la partecipazione al concorso si intende automaticamente autorizzare il trattamento dei propri dati nei termini consentiti dal D.Lgs. 196/2003 perciò, a calce del racconto, dovrà essere riportata la seguente frase: “ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali nei termini consentiti dal D.Lgs 196/2003 ai fini della partecipazione al concorso “Writewear”.



Per l’eventuale pubblicazione dei testi, sui giornali sul sito della scuola o sui siti di pubblico interesse, il concorrente inoltre dovrà allegare all’elaborato una dichiarazione con la quale si esprime un consenso preventivo alla diffusione delle proprie opere, o a un parte di esse, con espressa rinuncia al diritto d’autore. A seguito del testo deve quindi essere riportata la frase “Rinuncio espressamente ad ogni diritto nascente dall’opera che trasmetto”, con nome e cognome e relativa firma.



Per i minori di 16 anni la dichiarazione dovrà essere effettuata da un genitore o da chi esercita la patria potestà.



La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le condizioni sopra riportate.



Si ricorda che i racconti privi di tutte le documentazioni richieste non verranno presi in considerazione.


 
 
 





Writewear, primo concorso letterario tra 
letteratura e moda

PFG style in collaborazione con il marchio Momaboma 
lancia la prima edizione del concorso letterario dal titolo 
“Writewear”. La partecipazione, completamente gratuita e 
rivolta a tutti, prevede la stesura di un testo di 1800 
battute.


Indossa quindi le tue emozioni e descrivile. Il racconto più 

bello si trasformerà in una vera e propria borsa, ispirata 
all’opera vincitrice e realizzata in esclusiva dallo stilista 
Maurizio Longati di Momaboma, in collaborazione con 
l’autore del testo. Il concorso nasce dalla voglia di leggere 
la moda attraverso una particolare lente che è quella della 
scrittura, tessendo trame e storie per contaminare due 
mondi solo apparentemente così lontani. Basti pensare a 
come la moda abbia inanellato il panorama culturale 
lanciando veri e propri stili “letterari”, da Sartre con 
l’esistenzialismo a Colette e le sue Claudine, da Oscar 
Wilde con l’effetto dandy alle giacche di taglio maschile 
indossate da Annemarie Schwarzenbach, dai pettinini di 
corno sui capelli di Anäis Nin alle camicie leopardate di 
Marguerite Duras.

Pfg Style nasce da un‟idea della scrittrice Patrizia Finucci 

Gallo la quale, attraverso il blog, sta raccogliendo materiale 
per il suo prossimo libro dedicato al mondo della moda. Il 
libro racconterà la storia di una intellettuale che perde 
lavoro e per „sbarcare il lunario‟ approda per la prima volta 
nell‟ambiente delle fashion blogger diventando lei stessa 
una di loro.

Ora tocca a voi! Narrate un episodio che vi ha suscitato 

una particolare emozione e, a fine racconto, svelateci: se 
essa potesse trasformarsi in un accessorio o un capo di 
abbigliamento cosa sarebbe e perché? Il vincitore verrà 
nominato da un’apposita giuria, il giudizio è insindacabile e 
inappellabile. Il termine ultimo per la ricezione delle opere 
è fissato per il 1 Maggio 2011. Farà fede il timbro postale.

Ufficio stampa PFG Style 

e-mail: ufficiostampa@patriziafinuccigallo.it http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cultura/06/11/visualizza_new.html_838569070.htmlhttp://it.fashionmag.com/news-180452-A-Pitti-W-il-bikini-con-portalibrohttp://www.ilsitodifirenze.it/content/973-bikibook-quando-moda-e-letteratura-si-incontranoa-pitti


RACCONTI IN FINALE

RASSEGNA STAMPA:

Il Resto del Carlino


1


E' certo: devo aver avuto proprio un'espressione da ebete! Mi ero incantata a guardare quelle mani ticchettanti e isteriche che si sforzava di tenere distese lungo i fianchi.
Sapete quelle posizioni di contemplazione che fanno tanto telenovela anni '90? Lei, seduta sul letto, guarda verso la finestra.. Pensosa.. Una lacrima le scende sul viso..
Macché! I suoi pensieri volevano solo prendere una stupida decisione! E io? Lì, a fianco! Ad aspettarla intenta come una bimba davanti alla vetrina dei gelati. Poi..
Eccola! L'aveva presa! Me ne accorsi da quello scatto, dal balzo che il suo sedere fece fare al materasso. Poi mi guardò e capii: partiva, e mi portava con sé! Per una frazione di secondo rimasi senz'aria. Un tremore alle gambe che durò giusto il tempo che si meritava e che lasciò il posto ad un'eccitazione elettrica. Vi immaginate? Me ne sarei andata anch'io! Sentivo l'ebrezza strana che ti dà la scoperta, un nuovo posto da esplorare. Poi non mi lasciò più il tempo di sentire nulla! I suoi tentennamenti iniziali, come sempre, si erano trasformati in una frenesia ossessivo compulsiva. Occhi al soffitto e mano che stringeva il mento, stilava una lista e mi consegnava di tutto!
Rossetto? Eccolo. L'agenda? Era lì! Proprio lì! Poi la penna, gli occhiali da sole. Che tanto non avrebbe indossato! E i soldi?
Io? Immobile! E poi? E poi.. Lo fa di nuovo! Mi paralizza con quel suo sguardo perennemente indeciso! Non voleva più portarmi con sé? Un altro dei suoi sadici scherzi! Lei e quel suo vecchio specchio frustrato dalle mille e mille consulenze!
Questa volta mi intonavo alle scarpe, ma non a quella t-shirt che la faceva sentire così anni '70! E dunque, con quelle dieci, solite, meccaniche mosse, mi svuotò di ogni aspirazione, sogno e speranza e mi sostituì! Un'altra volta per quella! Quella bianca, sformata, sciatta e così poco fashion shopping bag!

[E se una borsa potesse parlare? Avesse delle emozioni, dei desideri o la voglia di
partire, davvero? O se, al contrario, la voglia di scoprire, esplorare e incontrare
nuovi luoghi portandosi appresso parte del proprio mondo avesse la forma di una
borsa?



2


La trasformista

Il piacere di attraversare la Piazza, percorrerla lungo la diagonale come se mettesse un passo dietro l'altro su una fune sospesa, la mattina alle sette e trenta, l'aria ancora frizzante come il perlage in un calice, è irrinunciabile. Impensabile arrivare in ufficio senza avere compiuto quel rito, dedicandolo solo a sé stessa, prima di farsi sgualcire dalla giornata. Oggi il programma è più denso del solito: riunione lunga al pomeriggio, corso di dizione alle cinque e finalmente alle 19 aperitivo alla Ambasciatori, dove la sua scrittrice preferita presenta l'ultima novità.
Anche quest'anno maggio l'ha colta di sorpresa, tracimato da un aprile lattiginoso di grigio e piogge, esploso in un annuncio d'estate sfrontato e accecante. E' stata una vera fortuna passare un week-end a Siviglia in marzo, benedetti voli low cost, dove la coloratissima moda spagnola le ha ammiccato fin dalla prima vetrina, proprio davanti alla Cattedrale. Con Sandra non si è posto neppure il problema di resistere, uno sguardo d'intesa, entrata e uscita: con due shopping ricche di abiti leggeri e gonne di lucido cotone, camicette di mussola e t-shirt fantasiose.
Per questo, stamani, ha aperto l'armadio a colpo sicuro puntando dritta al vestito arancio da abbinare alla giacca sacchetto verde senape e alle decolté in tinta. Ci ha pensato per tutto il tragitto di rientro a casa, ieri sera, in auto. Una mezz'ora di coda meditativa per lasciare tramontare il centro alle spalle e raggiungere la prima collina, la mente libera e accesa di nuove visioni di sé stessa.
Si è infilata nel solito bar agli Orefici e si abbandona al piacere del caffè, intanto che con distacco si guarda intorno. Prima di varcare l'austero portone dello studio legale e indossare il ruolo che l'attende, si promette di allungare il percorso con una sosta all'edicola e una dal fioraio, per regalarsi un mazzo di tulipani gialli intonati ai colori che indossa. E' già davanti alla cassa quando sente una voce alle spalle “signora Silvia”, la padrona del locale le fa cenno col capo a sotto intendere “mi segua”. Discretamente la conduce nell'elegante antibagno, fresco di un sentore di rosa e le porge un intimo dettaglio di pizzo, color pervinca. Un guizzo nell'occhio, intangibile segno di complicità, “cara, l'ho trovato ieri sera all'ora degli aperitivi e ho riconosciuto subito la sua eleganza, come una firma”. Silvia le ricambia uno sguardo d'intesa mentre lascia scivolare il pizzo nella borsa, sorridendo a sé stessa per la sua consumata abitudine di aggiungere o togliere il dettaglio che conta al look del giorno.



3




Sono dentro una scatola. C’è tutta me chiusa dentro una scatola magica. Si apre e si chiude al mio comando. Entro ed esco da essa a seconda dell’umore. Se ho bisogno che mi protegga, mi racchiuda, il suo guscio solido e confortevole mi accoglie. Quando ho voglia di uscire e di mostrarmi, si apre in modo facile e semplice. Sono fuori adesso. Mi guardo intorno. Ostento me stessa. Raccolgo immagini, idee, stimoli. E’ diventata un esigenza. Da quando mi son resa conto che il tempo passa e velocemente devo raccogliere all’esterno e portare il frutto dentro la scatola. Come una formichina in cerca di cibo per il suo intermittente letargo. Prendo da fuori quel che posso ed il resto che resta, sono chiusa nella scatola a cercare spazi dentro e fuori di me. La mia scatola è scrivere. E’ la borsa che porto sempre con me. Bagaglio di vita, è piena dell’essenza di me. Dentro ci sono esperienze emozioni, colori e tasche. Tante. Perché ci sia un posto per tutti e per tutto. Perché niente rischi di rimanere escluso. In questo viaggio tra dentro e fuori, non sono sola se ho con me la mia borsa. In questo spazio solo mio, fotografie private della memoria, pezzi di vita, ricordi e passioni. Monetine tintinnanti, raccolte per sentirmi più ricca e completa. Da prendere e spendere quando mi prende quella fame di essere, di sentire, di vedere.
Un giorno sulla mia scatola c’è saltato sopra qualcuno, e noncurante, l’ha frantumata e schiacciata. Quel giorno ha portato via me, la mia identità. Sono stata violata, derubata, scippata della mia borsa e tutto quello che c’era dentro.




4



All’uscita di scuola

Ci sono le signore fuori dal cancello che aspettano i bambini all’uscita di scuola. Queste signore sono tutte belle, non sono solo signore, sono mesdames, perché sono più belle, hanno tacchi più alti, labbra più rosse, gambe più lunghe e pelli più lisce di tutte le altre signore della città. Io le guardo e penso a come saranno gli sguardi dei loro figli quando incroceranno quegli occhi fini e truccati perfetti. Le guardo una per una.
Poi penso a nonna, piccola che sembra un fuscelletto, bianca e vecchia e con la vestaglia a fiori, che sta in mezzo a tutte quelle belle signore profumate e aspetta me. Guardo le signore come sono eleganti e poi ripenso a nonna che mi aspetta e a quella sua sottana rammendata che sta sotto alla vestaglia a fiori. Nonna si rammenda le sottane anche se nessuno gliele vede mai, soprattutto perché nonno non c’è più da un sacco di tempo, dice che avere la sottana pulita e aggiustata è un segno di eleganza e dignità. Dice che le signore che non si mettono la sottana bianca, come se la mette lei, non sono signore vere, non sono mesdames come vogliono farci credere, che in in queste signore belle senza sottana, la bellezza si è nascosta sotto le loro scarpe o dietro le loro labbra o infondo alle loro tasche piene.
Nonna profuma di bucato. Così quando usciamo da scuola urlando come quei babbuini dei documentari, io le corro incontro, l’abbraccio e sento quel profumo di bucato e so che quando l’abbraccio, abbraccio anche la sua sottana cucita e dignitosa.
I miei occhi sono diversi da quelli degli altri bambini, perché loro guardano delle bellissime mamme truccate e io invece ogni volta che esco da scuola, abbraccio nonna che sa di bucato ed ha la sottana bianca.
Oggi sono passati quasi vent’anni. Nonna non c’è più. Ma io oggi mi sposo e indosso una sottana bianca. Come una signora dalla grande dignità.





5
Tramonto sulla mia terra

Il venticello ebbro di profumi orosolubili, scuote i cipressi gocciolanti di cinciallegre, chiassose macchie di mercurio che si ricompongono nell’aria.
Le viti, sostenute in ricchi festoni dalla saggezza degli ulivi, arrossiscono alle avances del tramonto.
Troppi pampini, troppe promesse non mantenute.
Amata terra mia, ti avevo promesso che sarei tornata.
Seduta sotto il porticato dalle ciglia d’edera, sorseggio dai seni bruni della mia terra, l’ultima unghia di luce offerta da Bacco.
Torno piccina, principessa sul trono nodoso delle ginocchia di mia nonna e con una margherita tra i capelli, per diadema.
Qui tutto sembra immutato come in quelle sfere di vetro contenenti paesaggi fantastici; l’unica ad essere cambiata sono io.
L’ultima volta che sono stata qui avevo ancora i denti da latte; oggi il mio sorriso è consumato dal pane troppo duro che il destino ha sfornato per me.
Le parole non dette si sciolgono in gola come trecce di bimba tra le dita materne prima del bacio della buonanotte.
La mia mente sgrana i ricordi dell’infanzia, semi di un atavico Rosario che leviga calli e dolori.
L’aria della mia terra mi conquista, come l’onda lunatica, regala la salvezza al pesciolino arenato sulla battigia.
Ricomincio da qui, dove il mio cuore ha palpitato, per l’ultima volta, per amore e non per abitudine.
Il sangue diventa inchiostro e la vita inizia a dettarmi i suoi versi in pentagrammi di infuocati orizzonti.
Ho viaggiato tanto ma, solo ora, mi sento a casa.
Ritornare, dopo oltre venticinque anni, nel luogo dove ho trascorso i miei primi cinque anni di vita, è stato come venire al mondo una seconda volta. Se fosse qualcosa da indossare, questa esperienza sarebbe una borsa, che contenga tutti quei piccoli oggetti che mi fanno sentire a casa e che sia costruita con materiali “poveri” e “genuini” che ricordino le mie origini.
Se non sappiamo da dove veniamo, non possiamo nemmeno sapere dove andremm






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Pensieri profondi


“Che diavolo mi metto, per il party?” pensò la contessa Ludovica Marescotti-Pincherli, per l’ennesima volta in quel pigro pomeriggio in spiaggia.

Un concitato grido di aiuto interruppe i profondi pensieri di Ludovica, la quale, d’istinto, si mise a correre verso una signora che singhiozzava, in piedi sulla battigia “Mia figlia” stava dicendo quest’ultima “è finita al largo spinta dalla corrente mentre giocava, e ora non riesce più a tornare” . Un canotto giallo galleggiava sempre più lontano, con attaccata la figura indistinta di un essere umano.

Ludovica si tuffò e, quando raggiunse la ragazzina, le parlò con dolcezza:
“Non aver paura, ti aiuto a tornare a riva”
Ludovica afferrò il canotto e si mosse quindi in diagonale, in modo da aggirare le onde, per non farsi trascinare ulteriormente al largo.

Dopo pochi minuti, erano sulla battigia, sane e salve.

In quel momento, Ludovica non era l’algida e impeccabile contessa che tutti conoscevano, ma una ragazza con i capelli scompigliati dalla nuotata, il trucco cancellato, gli occhi strizzati dal riverbero del sole. Ed era felice di sentire le scariche di adrenalina che le percorrevano tutto il corpo.

Ora sapeva cos’avrebbe indossato al party: un grande foulard di Hermes modello “Nuées Imaginaires”, sistemato in modo da rievocare lo stile impero. Il motivo stampato sul foulard era perfetto per il suo stato d’animo di quel momento: faceva pensare al mare, da amare e rispettare, per far sì che anche il mare ci amasse e rispettasse come ogni sua creatura. E ai piedi avrebbe indossato un paio di sandali-gioiello di Anila. Perché non le veniva in mente un’altra calzatura che le ricordasse la coda della sirena, alquanto scomoda per camminare, ma al tempo stesso estremamente elegante e sensuale




7



Il rimmel passato in modo accurato e come da sempre unica vanità di trucco ,gli occhi, e un ombretto viola sfumato per evidenziare lo sguardo acceso e profondo di quegli occhi scuri affossati e cosi sensuali.
davanti allo specchio persa in quel rito del trucco calmo e attento ciglia per ciglia, lasciava a quel silenzio la musica della radio e i suoi pensieri.
Si scrutava e scrutava la sua eta sulla soglia dei 45 qualcosa era cambiato.
la percezione di quel viso da bambina non c'era più e disperatamente senza accorgersene lo cercava. La figura esile e quei capelli sottili e castani di cui andava fiera , corti spettinati cosi le piacevano mettevano in risalto tutta la sua naturalezza” neanche un capello bianco”pensò. Intanto alzo lo sguardo incontro lo specchio le rimandava un immagine che lei non sempre riconosceva.
Una donna, il viso di una donna adulta, ma si pensava di solito “non è importante sono bella sono io, è bello tutto di me”, ma mentiva.
In fondo sono la stessa, l'aspetto a grandi linee non era così cambiato, ma nel dettaglio giorno dopo giorno si era cambiata e questo non le piaceva.
Orgogliosa come lei che aveva sempre vantato anche se in modo celato la sua bellezza particolare i suoi colori che le piacevano tanto. Bruniti. Pelle d'ambra colori castani lineamenti sottili eleganti ma non semplici.
Il suo viso aveva carattere come lei.
Pensava da sempre che il viso e il nome non lo scegliamo e passiamo la vita ad adattarci. E a lei piaceva il suo viso e il suo nome. Elena. Molte donne l'avevano detto che era bella spontaneamente e a volte con un che di sorpresa, le donne non lo fanno tra di loro, a lei era successo e succedeva.
Ancora. Elena sapeva che la bellezza sta altrove anche soprattutto ma era stata la pecora nera di papà e non aveva mai ricevuto le sue attenzioni, questo l'aveva condannata a diventare un esteta .ma ne era consapevole e accettava questa sua debolezza. Ci conviveva. E cercava di non dare troppa importanza e di sorvolare più alto. Non sempre ci riusciva molte volte era dannamene critica con se stessa ma aveva imparato a convivere con tutto questo. In fondo non poteva nulla di più.anche se a volte si sentiva tradita , vulnerabile davanti a quello specchio.
Diversa ecco solo diversa vedeva la sua età adesso ne comprendeva la maturità e il valore ,un valore che non era aggiunto per molti coetanei, peccato pensava nonostante non le fossero mai mancate le occasioni e le più svariate, non cercava l'uomo a tutti i costi, non amava gli stereotipi, non aveva modelli ,era assoluta in questo è forse il suo limite maggiore, non sognava un amore celeste ma importante e intenso, le era capitato e non rinunciava a quell'idea sempre la stessa che non era mai mutata negli anni.
Il peso del tempo, che aveva avuto la capacità di farle incontrare quell'amore da pochissimo tempo, il tempo della maturità, e quella capacità di non invecchiare la stupidita di tutto questo solo per essere amata ancora e per rimandare la morte, per la vita che lei amava cosi tanto.. tutto la portava lì. E finiva lì. Come tutte pensava. Le donne sono anche questo. Ma lei non amava essere condizionata si riteneva libera e il tempo dentro di lei era un tempo senza tempo e così che lei continuava la sua folle realtà.
Senza tempo alcuno, non se ne curava e le piaceva così.come un sassolino in una scarpa. La sua età nuova.
Ma era certa che tutto avesse un senso e che lei sarebbe riuscita a dare un senso anche a questo e non sole un senso ma luce e bellezza a volte entrava in conflitto con se stessa odiava scrutarsi non lo aveva mai fatto...lei era così. Luminosa e triste. Ma determinata. Comprendeva la sua bellezza era nuova diversa ma anche se le era estranea cominciava ad amarla, era lei. Il viso era il suo. E lei era quello e molto di più. E la convinzione che avrebbe domato anche queste nuove senzazioni plasmate .
Forse per la prima volta doveva fare i conti con l'amore per se stessa.
Una nuova fatica forse pericolosa.
Vero ma niente è a caso. Tutto porta da qualche parte e lei seguiva l'istinto.
si fidava di sé. E cominciava a pensare a quella frase.
Che tutte pensano che donna sarò quando sarò grande? Alzò il viso si guardò allo specchio.
Sorrise. I suoi colori erano gli stessi, la sua linea la stessa l'intensità del suo sorriso del suo sguardo. I capelli spettinati e in frammento le passo davanti una vita intera. Immagini momenti di lei... Per oggi potevano bastare tutti quei pensieri. Erano giorni vulnerabili. Come camminare sulle uova.






8


Summertime

E' una di quelle giornate del sud estivo, cielo bianco di aria calda meridionale, temperatura che ti brucia le palpebre e voglia di dormire, se solo riuscissi a farlo.
Io l’estate l’ho sempre odiata, troppo dispersiva, non si riesce mai a tirare i fili e mettere insieme il tuo prossimo che è l’unica realtà che ti tiene attaccata al mondo, in estate. Il mare si muove troppo e affacciarmi e guardare il golfo non mi aiuta perchè il golfo e il suo mare si muovono e io resto ferma, ancora una volta e chissà ancora per quanto. E’ da quando ho visto i monti quella volta in vacanza da zio Franco che sogno di scappare. I monti sono il nord, l’ho imparato a scuola e già li sognavo, poi li ho visti dal vivo e in quel momento ho capito che esisteva altro e che tutto quell’altro era lontano da me e non più potuto fare a meno di sognare di scappare. Il sud è una culla molle che ti protegge e ti accarezza fino a quando sei bambino ma poi cresci e senti il recinto. Oggi Giovanni è andato al mare e Giulio studia per l’interrogazione e io non ho nessun potere per fargli cambiare idea e tenerli a casa a farmi compagnia. Non mi resta che aspettare la sera, quando questo sole si spegne e tutto torna umano. Ore 22,00 esco di casa, finalmente. Io abito sul lungomare sul tratto dove ci sono i palazzi che ti impediscono di vederlo, il mare, ma c’è un punto, dove è una stazione di servizio, dove i palazzi si aprono e lo spazio si unisce al mare violentemente. Di solito percorro quel pezzo correndo ignorando la massa d’acqua nera e notturna. Oggi mi fermo perchè un profumo di freddo mi acchiappa forte come quegli abbracci immaturi che fai alla mamma a cinque o sei anni. E’ un profumo strano e bellissimo un profumo di notte, di mare e notte, di oleandri e rosmarino, di olio abbronzante al cocco ma quello che senti di sera quando la tua pelle l’ha cotto, un profumo di padre e di fratelli, di cugini alla tavola di pasqua e dell’agnello che magerai. E allora forse mi arrendo, ma non al sogno di scappare, mi arrendo alla sicurezza assoluta che prima o poi, dovunque io sia, al freddo sui monti del nord, un giorno, ne avrò nostalgia e quella nostalgia, la stessa che mi impedirà di tornare, mi rovinerà la vita.







9

In un luogo dove non ci sono addii

Una volta, percorrendo il mio solito sentiero, ho urtato il piede nel sasso più duro e compatto del pianeta. Il sasso era che non ci saremmo rivisti mai più.
Penso che la nostra separazione fosse prescritta ancora prima del nostro primo vagito. Sai, ne avvertivo il presentimento sul collo, come il respiro di una fiera che attendeva pazientemente di sbranarmi. E quando è balzata fuori, non ho saputo sfuggirle, perché tutto il mio fiato era stato consumato dai sospiri e dai pianti.
Adesso mi odi? Odiami. È un tuo privilegio, l'ultimo che ti è rimasto nei miei confronti. Non sempre le anime gemelle sono destinate a stare insieme. E anime gemelle eravamo, perché in me è rimasta ancora l'ombra del tuo tocco. Perché il tuo ricordo sarà per sempre un vetro conficcato in un angolo nascosto del mio cuore. Ma la ferita non mi annienterà. Il rogo del desiderio ha smesso di scottarmi da quanto tu, finalmente lontano, non puoi più alitare.
Se mi hai voluto bene, adesso sai, percorsa fino in fondo la via del rancore, che non è stata vendetta la mia, ma che semplicemente l'ingegnere del cielo aveva disposto che le nostre esistenze, invece di procedere in parallelo per l'eternità, formassero a metà strada una biforcazione. Questo è quanto più comunemente accade: che due persone, dopo essersi molto amate, si scoprono calamite dai poli contrari, uguali ma antitetiche.
Credo che sia un mio privilegio quello di poterti ricordare per sempre senza odiarti. Certo, le nubi che vediamo ora sono troppo lontane per credere persino che appartengano allo stesso cielo. Ma che importa? Abbracciata alla mia Musa, io so dischiuderla, la porta del cielo e salire oltre, in un luogo dove non ci sono addii.

Il mio racconto non può essere come un anello, perché parla di una separazione.
Il mio racconto non può essere come una borsa, perché contiene un verità troppo pesante da volersi portare appresso.
Il mio racconto non può essere come un cappello, perché non vuole esibirsi o sembrare appariscente.
Il mio racconto è come un paio di orecchini. Piccoli, graziosi, semplici. Il mio racconto vuole stare vicino all'orecchio del lettore e sussurrargli dolcemente






10


Amore diverso

Un bacio, un bacio vero, di quelli che ti mozza il fiato, che ti fa tremare le gambe, che ti fa battere il cuore che hai paura che l’altra ti senta. Questo per me è un bacio. Io diciannove anni, lei ventitre. Ci siamo conosciute ad una festa, dove tutti si drogano perché stanno di merda e quando finisce l’effetto della droga, stanno più di merda di prima. Qualcuno dice che i colpi di fulmine non esistono; bugie! Lei è bionda, alta, fisico mozzafiato. Minigonna, maglione collo alto senza maniche. Chiodo di pelle rossa, stivali anche. Attraversa lo stanzone dove la musica a palla incombe e si avvicina al bancone dove io servo le bevute. Mi fa cenno che vuole bere, le chiedo cosa, mi dice quello che voglio. Gli do una birra rossa irlandese buonissima, Lei da un sorso e mi fa l’occhiolino. Altri due sorsi e la stende. Poi va a ballare. Balla da Dio. Si toglie il chiodo rosso, poi anche il maglione e resta con un reggiseno a balconcino di pelle nera borchiata. Due cretini sbavandole si avvicinavano. Uno la sfiora, lei si gira e lo fulmina. Lui gonfio di droga e alcol si riavvicina mimando un amplesso. Lei lo prende per la gola e lo scaraventa sul tavolo delle bevute, poi si riveste e se ne va. Quando la festa finisce, lei mi vede e mi chiama. Parliamo alcuni minuti e poi mi invita a casa sua. Parliamo e beviamo. Poi lei crolla sul divano, io approfitto per esplorare la casa. Girando trovo un letto e mi ci addormento. La mattina mi sveglia lei, con un vassoio con del caffè bollente. E’ gentile, carina e mi confessa che si è innamorata di me. Io non me lo faccio dire due volte, la bacio. Da quell’estate viviamo insieme, innamoratissime come non mai. Nel quartiere ci chiamano le lesbiche nere, per via del nostro abbigliamento. Ma a noi di loro non ce ne frega nient







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Ognuno per la sua strada

Il mio cuore smise di battere all’impazzata per lo scampato pericolo non appena voltammo a destra, incuranti del destino dei compagni di viaggio appena conosciuti.
Quella mattina ero stata stipata fino all’inverosimile, tanto da perdere l’invidiabile forma per cui ero diventata un must fra le signore à la page. La mia proprietaria, una biondina piena di pretese modaiole, aveva un debole per me, borsa da città con tanto d’autore e che autore! Una vera firma, un’opera d’arte! Ogni volta che mi tirava fuori dal caos del suo armadio mi diceva: “Vieni con me, bella mia! Tu mi porti fortuna!”. Capii che quella era una mattina insolita.
Ne ebbi conferma allorché, finalmente tranquille, mi depositò accanto a sé sul Frecciarossa, direzione Milano. Come mi liberò dall’invadenza di un libro ripieno di tutte le parole del mondo, riacquistai la mia antica silhouette, sentendomi di nuovo a mio agio, cullata dal morbido dondolio del treno.
Proprio in quel momento lo vidi entrare: elegante, rigido nella sua forma ben definita, di buona fattura, con addosso un insolito odore, forse di pelle nuova. Ritirai subito lo sguardo per l’imbarazzo. Un trolley così raffinato!
Fu amore a prima vista come spesso mi capitava.
Avremmo potuto formare una bella coppia!
Approfittando delle chiacchiere dei nostri proprietari gli lanciai di nuovo uno sguardo da civetta e ricevetti indietro un tuffo al cuore. Già mi vedevo girare per Milano, una a completamento dell’altro, in una parure d’autore invidiabile.
Ma l’odore sospetto della sua pelle mi indusse a un paio di tiratine di naso e… capii. Non era pelle vera! Dunque un taroccato, altro che griffe!!! Non sia mai!
Addio sogno d’amore! Ognuno per la sua strada.
Giù dal treno, loro a sinistra, noi a destra e io ancora orgogliosa e impettita borsa da città.






12


La poesia di un soprano


La neve accarezzava il cielo roseo della sera in un dolce svanire, sembrava una mousse di panna che si posava senza far rumore sui boccioli intrappolati nelle gelide scorze di ghiaccio, i frammenti di cristallo si spargevano delicati sulla superficie dell’ acqua, intrappolavano luce bianca, purezza celeste, una parte di cielo donata da angeli lontani.
La voce tremava dentro me, dominata dal mio cuore che batteva nel mio petto con un ritmo nuovo, sentivo sciogliermi di fronte a quegli occhi, come un fiocco di neve. Le carezze delle note scivolavano in quel meraviglioso paradiso bianco, ben presto coronato da una luna, da una notte latente, candide stelle, magie di comete. Intanto la poesia stillava da labbra rosee, dal loro unirsi e lasciarsi dietro quella canzone. L’ anima fremeva dentro al suo stesso calore, dentro a quella dolce paura, intanto il cielo accompagnava il ritorno perpetuo della via lattea e delle sue scintille. I capelli biondi mi scendevano sulla schiena come una cascata di ghiaccio, che idilliaca sensazione poter danzare in frangenti angelici come quelli, il poter sentire la musica nel profondo come la mia essenza, sentirla parte del mio spirito, di una fantasia vivida, un eterno gioco di luci, parole, un volteggiare tra i fiocchi dell’ inverno che come zucchero a velo continuava a scendere imperverso. L’ aurora notturna, chiusa in quelle piccole scaglie celesti. Poi il silenzio. Solo il cielo parlava. Un calore tanto intenso dentro me mi chiamava, chiusi gli occhi, e dentro me disse “è questo il tuo destino”, lo sentivo accarezzarmi le ali dell’ animo e stringermi in un intenso respiro. Quel sogno coccolava le mie notti e riempiva i miei giorni, quel sogno mi parlava, quel desiderio ascoltava. Mi sentivo un morbido cigno al centro del suo lago segreto, mi richiudevo nelle mie ali per poi spiccare il volo nella meraviglia della notte. Qual bellissimo pensiero sapeva riempirmi il cuore? Qual perfetto sentimento sapeva colmarmi gli occhi? Sono un soprano che vuole liberarsi, vivere le sue scelte, combattere per questo amore, questa musica che dentro sento mi appartiene, beltà divina di melodie scaturite dal mio profondo, tu che mi ascolti, riesci a sentire il mio tremore? Riesci a sentire il cigno dentro me? Il suo canto? Mi tengo stretta a queste notti bianche, la luna è la mia compagna. Brilla incontrastata nel manto notturno, è lei la mia ispirazione. Il vento cala, non ulula, lascia lo spazio alla scia delle comete, si spengono nell’ aurora bianca come candele troppo consumate. Consumate nel sogno che forse realizzeranno, o custodiranno in se e racconteranno alla via lattea. Parole sussurrate si disperdono in quel silente momento, una dedica a quel sogno che ho tanto amato e ancora amo. L’ amore sarà la mia spinta, sarà la mia voglia, sarà in tutto ciò che realizzerò in questa difficile sfida. Ci sono sentimenti che celo in me, sensibilità che nascondo sotto al mio volto, dietro al mio viso, le paure che attanagliano i miei sogni in un morso, ma questo morso non riuscirà a sgretolare il mio cuore, non mi arrenderò davanti a niente, questa è la mia vita. Voglio viverla, e voglio averla a modo mio, amarla, cullarla, voglio fare parte di questo mio desiderio. Timori e ombre non veleranno quella neve con le loro tenebre, saranno un ostacolo da combattere, una battaglia contro me stessa, la mia splendida sfida. La voce esiste perché esistono le emozioni, i suoni esistono perché sono luce perfetta, sono ciò che scaturisce ogni singola lacrima, emozione, si nascondono in noi come germogli che devono sbocciare sotto le loro lisce foglie, petali sparsi sui fusti dei nostri fiori, che siano margherite, rose, o tulipani non importa, sono bocci che aspettano di crescere e mostrarsi, quale sarà la loro natura? E’ proprio l’ ideale di scoprirlo che deve spingerci a lottare.
Segui i tuoi sogni, non c’ è mai un motivo per abbandonarli veramente. Solo l’ amore che metti nel seguirli è vivere il tuo stesso sogno. Per me il canto, è tutto quello che sento, in lui trovo speranza, bellezza, ma soprattutto vita.
La neve accarezzava il cielo roseo in un dolce svanire, quella sera.





13


Il corpo del reato


Eppure è la mia sacca. Il contenuto è mio, ma non proprio tutto. Guardo l'oggetto che in questo momento mi è nemico, sono angosciata, alle prese con un rebus da risolvere. Dunque rifaccio a mente la strada a ritroso. Con i nostri amici, ci siamo fermati al bar a bere un sorso di 'morellino'; per la verità loro hanno bevuto vino, io astemia, succo di frutta, però a volte mi piace darmi arie da intenditrice. Erano le ventidue ed ero molto stanca. Ho chiesto a Sergio, mio marito, che tallonava Anna, se per cortesia mi portava la sacca dei libri. Lui con un sospiro di rassegnazione tipo borsaperborsadammipurequa l'ha presa, quindi ho smesso di occuparmene. Cosa è successo? Non sarà per caso che Sergio è cleptomane? Mai saputo. Però c'è sempre una prima volta! Siamo usciti dal bar e a metà strada lui si è accorto di aver dimenticato l'oggetto del suo incarico. “Torno subito” e sparisce. Ci siamo ritrovati al parcheggio e ha caricato la sacca in auto. Veniamo a stamattina. Metto la mano nella sacca e sento al tocco, un oggetto estraneo, intendo, estraneo al contenuto e a me. Strabuzzo gli occhi e con meraviglia, estraggo una cosa lunga, color viola, alta 10 cm., che termina con una rosa dello stesso tessuto. Bella, non c'è che dire, ma se volevano farmi un regalo, hanno sbagliato in pieno.
Il mio stile non è quello, chiunque lo capirebbe, guardandomi bene: sportiva, jeans, scarpe da ginnastica, pratica, svelta. Ora cosa faccio? Tra le mani ho un oggetto che non è mio, non so da dove proviene, ho chiesto a molti, pare non appartenga a nessuno. A meno che... vuoi vedere che mio marito si è disfatto del corpo del reato sbagliando sacca? Sono annichilita, non posso fermare le lacrime.
E questa brutta cintura non sta nemmeno bene sul mio maglione!






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Io rubo

Io rubo. Lo faccio da una vita e non mi hanno mai presa. Sono brava, non mi vedono, li prendo alle spalle, io. Una frazione di secondo, un centesimo di secondo che vuoi che sia. Nessuno se ne accorge, posso prendervi tutti.Io rubo gli istanti, i pensieri, un'espressione che non avresti mai immaginato, quel momento di gioia infinita, la sorpresa così inaspettata.Io tengo tutto quello che rubo, non lo vendo, non potrei anche se... volendo, chi potrebbe farmene una colpa? É la mia natura, non potrei fare altro che rubare.I miei reperti sono preziosi: ho una donna che legge il giornale all'ombra di un gazebo, finalmente sola, finalmente libera da marito, figli e nipoti, finalmente lei sola.Ho due turiste giapponesi che si gustano il primo gelato della stagione.Ho il vecchio che insegna al ragazzo come riparare una ringhiera di legno.Li ho rubati, sono miei.Ho un'ufficiale di marina, una ragazza bella e femmina, greca forse. Si aggiusta un ricciolo che esce dal berretto d'ordinanza, passeggia coi suoi colleghi a Venezia.Ho una signora sola che si riposa, la borsa rossa al suo fianco e un cappello bianco di paglia, un cappello da signora, non di quelli nati già stropicciati che si comprano nei mercatini. Vestita di bianco lei si ripara dal sole, troppo forte per la sua pelle di perla orientale.Ho una coppia non più giovane che si affaccia dal ponte e sorride a qualcuno lontano. Ho tante bambine che giocano con le onde del mare, ne ho anche una che si mangia un panino sul bagnasciuga.Ho una nonna col vestito fiorato che spiega alla nipotina cosa sono le nuvole.Ho ben tre ufficiali gentiluomini, pronti per fare felici altrettante donne.Li ho rubati, sono miei.Forse ho rubato anche voi, faccio foto, domani anche voi sarete miei.





15



A tirare le somme di una giornata di bizzarra primavera cammino senza fretta lungo le vie principali di una grande città.
Le profumerie - purchè non addomesticate da supermercato - m’incantano tutte. Sarà per l’odore di umanità e di cipria che si annuncia dalla soglia mescolandosi agli effluvi delle essenze.
Più avanti mi lascio distrarre dal richiamo delle borse in vetrina.
Un indispensabile accessorio al quale, per esigenze di quotidianità, si finisce col chiedere troppo in fatto di eleganza, praticità, capienza e via pretendendo…
Di vetrina in vetrina i foulard mandano i loro messaggi. La seta ha il suo linguaggio che qualsiasi firma amplifica e nobilita.
Accarezzo il mio foulard bianco e nero. Mi ha seguito in molte battaglie e scopro di esserne affezionata.
Senza dubbio più di quel filo di corallo che non trovo l’occasione giusta da indossare. Troppo semplice, non si presta a sdrammatizzare il rassicurante nero quando devo compiacere all’esigenza di cosiddette frequentazioni sociali. Perché io amo i colori, nessuno escluso.
Li cerco, li inseguo, li sento sulla pelle, li annuso e me ne approprio con soddisfazione.
Dall’arancio al viola, dal verde al giallo: sulla punta di un rossetto, nella sfumatura delle pietre dure, nel luccichio dello smalto, fra le pieghe dei sandali, dentro la morbidezza della stoffa.
Vestirsi e truccarsi è un gioco di colori che l’estro compone, percepisce e reinventa secondo lo stato d’animo e l’ispirazione, il desiderio di piacersi e perciò di accettarsi.
Anni fa ho rivisitato emozioni e femminilità sotto un colbacco, nel clima polveroso di una vecchia modisteria che stava chiudendo i battenti. I cappelli di pelliccia continuavano a farmi impazzire.
Li porto per vezzo calzati sulla fronte, fino agli occhi che hanno ancora tanta voglia di vedere!




16


Sorrido ancora nel pensare al mio primo appuntamento. Avevo 15 anni e lui 19, ero inesperta sgraziata e ancora troppo bambina. Era il 14 Novembre e pioveva, odiai ogni goccia di pioggia che colpì il mio ombrello rimbalzò sulla strada. Avrei tanto voluto che fosse una giornata soleggiata, o magari uno di quei gironi d’autunno in cui si respira l’odore delle foglie bagnate e un arcobaleno sbiadito dipinge il cielo. Lui mi venne a prendere davanti ad un negozio sportivo e arrivò con dieci minuti di ritardo. Arrivò in macchina, la grande punto nera. Io ero agitata come al primo giorno di scuola, quello era il primo ragazzo a cui due mesi prima avevo dato il mio primo bacio. Al pensare alle generazioni di oggi mi viene da sorridere, conosco una ragazza di 16 anni che apetta già un bambino… Ricordo ancora cosa indossavo: i miei blue jeans preferiti, quelli a vita bassa con una placca di metallo su un lato e la maglia di lana viola con la profonda scollatura a V. Anche se non avevo molto da far mostrare lì in mezzo. Appena salii in macchina venni avvolta dal suo profumo, terribilmente buono e dolce. Ancora oggi se mi capita di passare per la strada e incrociare un ragazzo che lo porta, sento una stretta allo stomaco e subito rivivo quel pomeriggio di pioggia. Ci eravamo dati il nostro primo bacio in una discoteca della città, lui faceva l’ultimo anno della mia scuola e io sapevo che era interessato a me grazie ad amici di amiche. Era stato tutto molto veloce, la musica mi scoppiava nelle orecchie, l’odore di fumo mischiato a quello dell’alcool e al profumo di tutta quella gente, mi aveva avvolta come in una nube. Lui si era avvicinato e mi aveva baciato, così semplicemente, come se avesse avuto il permesso di farlo. Senza sapere che quello era il mio primo bacio, come se fosse la cosa più semplice del mondo, e un attimo dopo mi sentivo già più grande. Che ingenuità, che bello però! Bastava così poco per essere felice e quel bacio mi sembrava così importante. Credevo che fosse proprio lui il mio principe azzurro e invece fu solo il primo di una lunga lista di “rospi”. Il nostro primo ed ultimo appuntamento andò malissimo, passammo la maggior parte del tempo in silenzio a fissare la pioggia che sbatteva sul vetro. Oggi ho 19 anni, l’età di quel ragazza quattro anni fa, ma non mi sento grande quanto credevo fosse lui. Lo immaginavo con una testa da uomo e invece anche a quest’età si è ancora così infantili, chissà per quanto tempo durerà… In compenso sono ancora alla ricerca del mio principe azzurro, se potessi trasformare le emozioni che provai quel giorno di novembre in un accessorio sarebbe sicuramente una borsa. Una borsa capiente da poter portare sempre con me, per ricordarmi ogni giorno di mettere un po’ di amore in tutto quello che faccio, con la stessa semplicità di quando avevo 15 anni. Vorrei essere ancora in grado di piangere per un appuntamento andato male, innervosirmi per le litigate con mia sorella e preoccuparmi per la comparsa di un brufolo il sabato sera. Dovrebbe essere una borsa abbastanza grande da ospitare ogni lacrima, sorriso, emozione, preoccupazione, idea e gesto. Un piccolo grande forziere dove conservare la mia vita.






17


Un messaggio per te...

Immagina...stai passeggiando sul ciglio di una strada poco trafficata, soffia un leggero venticello, respiri aria pulita a pieni polmoni, ti stai godendo il paesaggio che ti circonda, le persone che passano sono prese dalle loro commissioni e dai loro impegni. Tu, buttando l'occhio verso il lato opposto della strada, noti un profilo familiare. Ti fermi, non esiste più nulla attorno a te, nessun rumore nessun odore, stai fissando quella persona, la conosci. Si gira verso di te, ti vede.
Nessuno dei due accenna ad attraversare la strada, dall'altra persona arriva un cenno lieve della mano, forse un saluto. Allora tu fai scivolare la mano in borsa, prendi un blocchetto di fogli e una penna. Scrivi un messaggio. Appallottoli la carta e poi lanci quella pallina improvvisata verso l'altro capo della strada, il messaggio viene raccolto da terra viene srotolato e letto. E' un messaggio chiaro, preciso, senza fraintendimenti, che va dritto al punto. Così dopo aver visto la reazione sul quel volto conosciuto e rincontrato, mentre stai per riprendere la tua strada, mentre i tuoi piedi si muovono, sfoggi un brillante e dolcissimo sorriso verso quella persona e accompagni la tua lieta espressione del viso con un gesto della mano: alzi il dito medio.

Se questa storia potesse essere un accessorio, sarebbe un foulard di seta rossa che, leggero e libero, scivola via al soffiare del vento.




18


Una corona di Camelie

Vedo: aquiloni, cielo liquido, fontane bianche. Lampi di luce e colori. Mi sento accecare.
Lei mi viene incontro, mano nella mano con un uomo enorme e lungo. Ha la pelle più bianca del riso e due fanali blu.
Mi guarda come una cosa sacra. Nonostante la mia pelle scura e la mia manica che penzola giù Molle. Senza contenuto.
Una mina ha portato via mio padre, mia madre, un braccio. Da allora non faccio altro che temperare matite. Le allineo per gradazione cromatica e poi mi ferisco con ogni punta. Ho una coscia tutta bucherellata. Mi faccio male per non sentire quel vuoto che brucia. Dolore scaccia dolore, m’han detto.

Vedo: gente che vola come stracci, mani nei capelli, sguardi di vetro. Mia madre e mio padre per l’ultima volta.

Lei si avvicina. Si china. Mi spreme il suo azzurro felice contro. E’ bella come sa essere bella una madre che ti accoglie. Che vuole te. Tra i capelli ha un cerchietto con un fiore enorme che si apre alla vita. Sembra una camelia, il fiore preferito dalla mamma. Ne ho sempre desiderato uno di cerchietto. Voglio un cerchietto per sposare la vita e la bellezza, dicevo a mamma. E lei, sospirando, guardando un altrove, mi rispondeva: “un giorno ce l’avrai, ce l’avrai… C’è un tempo per ogni cosa. Avrai la tua corona Shazadi Afsar.”
(Il mio nome in persiano vuol dire Principessa con la corona.)
Ma io non voglio una corona, mamma. Voglio soltanto un cerchietto.” Le dicevo aggrappandomi alla sua tunica di seta e fili d’oro.
La corona è la regalità dell’amore, Shaz…

Vedo: un giardino di camelie, matite colorate con punte tonde e morbide, una bambina con due braccia.
Lei si toglie il cerchietto e lo mette a me. Questo è tuo, mi dice. Poi mi abbraccia. Mi scende una lacrima. Mi sembra che ogni cosa torni al suo posto. In questa camelia c’è la colla che ripara le cose. Sento la pelle tornare liscia e la manica quasi riempirsi di nervo e di vita.
Poi mi dà la mano. “Andiamo a casa?” domanda.

Vedo: mia madre e mio padre…sorridere.


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BANDO DI CONCORSO
 

 “Writewear”


 Concorso letterario
Prima edizione 2011


PFG style in collaborazione con il marchio Momaboma lancia la prima edizione del concorso letterario dal titolo “Writewear”. La partecipazione, completamente gratuita e rivolta a tutti, prevede la stesura di un testo formato massimo 30 righe per 60 battute.

Indossa le tue emozioni e scrivile. Il racconto più bello si trasformerà in una vera e propria borsa, ispirata all’opera vincitrice e realizzata in esclusiva dallo stilista Maurizio Longati di Momaboma. Il concorso nasce dalla voglia di leggere la moda attraverso una particolare lente che è quella della scrittura, tessendo trame e storie per contaminare due mondi solo apparentemente così lontani. Basti pensare a come la moda abbia inanellato il panorama culturale lanciando veri e propri stili “letterari”, da Sartre con l’esistenzialismo a Colette e le sue Claudine, da Oscar Wilde con l’effetto dandy alle giacche di taglio maschile indossate da Annemarie Schwarzenbach, dai pettinini di corno sui capelli di Anäis Nin alle camicie leopardate di Marguerite Duras.

Ora tocca a voi! Narrate un episodio che vi ha suscitato una particolare emozione e, a fine racconto, svelateci: se essa potesse trasformarsi in un accessorio o un capo di abbigliamento cosa sarebbe e perché?

Il vincitore verrà nominato da un’apposita giuria, il giudizio è insindacabile e inappellabile.

Il termine ultimo per la ricezione delle opere è fissato per il 1 Maggio 2011.

Farà fede il timbro postale. Infoline: 051.5873813

Per partecipare è necessario cliccare sulla pagina MI PIACE di Facebook ed iscrivervi ai FOLLOWER del sito pfgstyle.com

Regolamento

Il racconto si sviluppa in una sola sezione con le seguenti caratteristiche:

Racconto breve (massimo una pagina di 30 righe per sessanta battute, 1800 caratteri spazi inclusi ).

L’opera deve essere presentata in lingua italiana, deve essere inedita e mai premiata a nessun altro concorso. Al concorso si partecipa con un solo elaborato. Gli scritti inviati non saranno restituiti.

Invio materiale:

I racconti devono essere inviati con spese di spedizione a carico dei partecipanti, e pervenire entro e non oltre il 1 Maggio 2011, farà fede il timbro postale. Sulla busta va indicato “Concorso Letterario Writewear”.

L’indirizzo dove spedire le opere è il seguente:

Patrizia Finucci Gallo

Piazza Trento e Trieste, 2/2

40137 Bologna



I lavori devono essere presentati in due copie, delle quali solo una deve riportare in calce le generalità, l’indirizzo, il numero di telefono, indirizzo mail e la firma dell’autore con la dichiarazione della paternità dell’opera e della sua originalità. Non deve essere inserita alcuna quota in denaro. La partecipazione è gratuita. Le opere inviate al concorso non verranno in alcun modo restituite, inoltre l’organizzazione non si assume nessuna responsabilità per possibili inadempienze postali.

A quanti lo preferissero è possibile inviare il racconto via e-mail all’indirizzo pfgstyle@patriziafinuccigallo.it. In allegato devono essere presenti tutte le documentazioni richieste per l’ammissione al concorso.

La premiazione – che esclude premi in denaro - consisterà in un oggetto ricordo ispirato al racconto vincitore. Essa avverrà il 24 Maggio 2011 a Bologna.

Condizioni:

Con la partecipazione al concorso si intende automaticamente autorizzare il trattamento dei propri dati nei termini consentiti dal D.Lgs. 196/2003 perciò, a calce del racconto, dovrà essere riportata la seguente frase: “ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali nei termini consentiti dal D.Lgs 196/2003 ai fini della partecipazione al concorso “Writewear”.

Per l’eventuale pubblicazione dei testi, sui giornali sul sito della scuola o sui siti di pubblico interesse, il concorrente inoltre dovrà allegare all’elaborato una dichiarazione con la quale si esprime un consenso preventivo alla diffusione delle proprie opere, o a un parte di esse, con espressa rinuncia al diritto d’autore. A seguito del testo deve quindi essere riportata la frase “Rinuncio espressamente ad ogni diritto nascente dall’opera che trasmetto”, con nome e cognome e relativa firma.

Per i minori di 16 anni la dichiarazione dovrà essere effettuata da un genitore o da chi esercita la patria potestà.

La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le condizioni sopra riportate.

Si ricorda che i racconti privi di tutte le documentazioni richieste non verranno presi in considerazione.
















































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